Descrizione
Il serpente compare improvviso dalle pieghe della terra o tra la vegetazione e nella terra torna veloce attraverso un movimento agile, sinuoso e silenzioso. Evoca paure antiche, immagini ancestrali di morte, anche quando esprime un elegante riflesso di qualcosa di remoto e misterioso: il mondo quando l’uomo ancora non esisteva. Il volume esplora la simbologia dell’animale che più di ogni altro incarna l’ambivalenza della condizione umana: creatura ctonia e celeste, è portatrice di morte e rinascita, di inganno e conoscenza. I contributi ne indagano la presenza nei testi e nelle arti figurative dall’antichità ai nostri giorni: nelle sue molteplici declinazioni – dal mondo greco al pensiero buddista, dalle pagine genesiache alle allegorie me-dievali, dall’Iconologia ripiana alle figure poetiche contemporanee – l’ofide si rivela custode di un sapere primordiale, persuasore subdolo, mediatore tra vita e morte. Il serpente continua ad ammaliare, spaventare, fascinare e insinuarsi. Nel suo strisciare con il ventre sulla terra, suscita una curiosità morbosa verso le zone oscure dell’esistenza, nella consapevolezza che il viaggio verso la conoscenza è quasi sempre doloroso, incompiuto e a volte senza ritorno.




